| Marta's profileTra le pieghe della mia ...PhotosBlogLists | Help |
|
Tra le pieghe della mia immaginazione"Amélie si rifugia in un mondo da lei inventato; in questo mondo i dischi di vinile sono preparati come delle crepes e la moglie del vicino, in coma da mesi, in realtà ha scelto di esaurire in una volta tutte le sue ore di sonno". May 03 LA FRATTURA FRA INIZIO ED IL FINIREIl fine Con che scopo dico: Questa è la mia fine, con o senza “e vissero tutti felici e contenti”? Essere un po’ di più, rinunciando al nobile ma troppo teorico tentativo di essere sempre coerente e mettendo davanti la realizzazione personale, la libertà dai miei cliché. Ho combattuto in questo ultimo periodo, ho combattuto contro molte persone per non finire a trent’anni infelice ed insoddisfatta della mia vita perché inetta nel portare avanti le mie volontà. Ha un prezzo salato diventare grandi, ma ero arrivata ad un punto nel quale dovevo per forza di cose introdurre una chiave di volta.
Ed è quindi nella parte finale di tutto che si vede cos’è forte al punto da restare e cosa invece scivola via insieme a tutto il resto. Sapevo di correre dei rischi ma, come cita la canzone de La spada nella roccia: “Però se tu non rischierai, Nulla mai rosicchierai”. Nel mio finire mi sono resa conto delle scelte sbagliate che ho fatto, ho capito di aver sacrificato persone, situazioni, oggetti e possibilità davvero importanti nel nome di altro, per poi, spesso, ritrovarmi con in mano una manciata di polvere, dispersa col primo soffio di vento primaverile.
Questa parola non mi è mai piaciuta più di tanto, ma riconosco che in certe situazioni è quasi d’obbligo usarla. Alcuni momenti della mia vita non han fatto altro che richiederla, a volte persino urlando fortissimo. La fine. C’è chi dice che ogni fine è un nuovo inizio e, malgrado non mi piaccia parlare per qualunquismi, credo che a vent’ anni sia quasi sempre così, per lo meno ogni volta che si fa una scelta. Personalmente, uso la parole fine quando succede qualcosa che non dipende da me e che implica un cambiamento radicale sul quale la mia volontà è totalmente ininfluente; oppure quando so di non poter più tornare sui miei passi.
Così, Finalmente: Vado in Missione: destinazione Moldova. L’Africa mi aspetta l’anno prossimo. Ho imparato di nuovo la leggerezza, ed è una scarica di adrenalina fortissima. Ho un rapporto vero e proprio con mia sorella, e questo è stupendo. L’università parla chiaro. Mi sento tranquilla, con poco e pochi ma tranquilla. Quando sbaglio, so di poter rimediare. Ho imparato a dare il giusto peso e a ridimensionare le aspettative.
Marta. April 16 Cose che non sfumeranno mai."Anche se non ci sei, io mi giro a cercarti" Scrivere altro proprio non mi riesce in questo momento. Volevo solo lasciare una foto qui, come se fosse un segnalibro; sì, perchè le pagine si gireranno e i capitoli finiranno, ma voglio essere sicura di poter tornare a ieri, al 15 di aprile 2009, tutte le volte che ne avrò bisogno. Così potrò riguardare questa foto e vederla viva, senza mai dimenticare niente di quello che sarà per sempre il mio cane. Ciao Kinder. Marta. February 03 Sinapsi<<Marta cosa c’è?>>
January 18 Una poesiaCiò che di me sapeste
non fu che la scialbatura, la tonaca che riveste la nostra umana ventura. Ed era forse oltre il telo 0 vero c'era il falòtico Restò così questa scorza Se un'ombra scorgete, non è (E. Montale, Ossi di seppia)
Credo che una sola persona possa capire alla perfezione quel che ho pensato nel leggere questi versi. Sicuramente Montale sa dire le cose meglio di me, quindi non aggiungo altro, questa volta. November 23 Un novembre freddo e ventoso.Il concerto di Guccini è: l’emozione nel vederlo da vicino, le parole che descrivono la vita, le canzoni cantate a squarciagola, le lacrime che per poco non son scese su “Vedi Cara”, il sentire ogni cellula del mio corpo vibrare e realizzarsi in un sorriso, il mio sorriso, quello che mi appare sull’angolo destro della bocca, quello che indica la sovrapposizione tra il mio mondo e questo. E poi è stato Marty e Denny, immancabili.
Rivedere Chiara è: la bellezza nel riscoprire che, malgrado tutto sia cambiato, le parole, con te, escon sempre come un fiume in piena e travolgono tutto; bello rivederti, un po’ meno bello rivederti così. Ricordati che tutto passa, non so quando, ma tutto passa. E poi, comunque, resti sempre quella ragazza con un’energia vitale immensa, che mangia troppo cioccolato e che fa pensieri surreali.
Le lezioni di italiano sono: divertenti, istruttive tanto per loro quanto per me ed entusiasmanti. Le due ore del mercoledì sera, ovviamente, non influiscono sull’andamento del mondo, ma mi danno l’impressione di essere utile a quelle sei o sette persone che seguo io. Non mi piace starmene con le mani in mano senza far niente, a guardare ciò che scorre sotto i miei occhi.
La pizzata di classe è: è stato soprattutto rivedere le persone a cui voglio un bene incredibile e, poi, rincontrare quelle con cui non ho stretto rapporti così forti, ma che comunque fa piacere riabbracciare; è stato raccontarsi aneddoti divertenti sulle nuove vite e ricordarsi dei soliti, ma sempre divertenti, dei nostri cinque anni insieme. Peccato fossimo solo in dieci. C’era chi non poteva e, purtroppo, chi non voleva. E poi c’è stato il concludere la serata in modo diverso, il viaggio a Cesate, il ritorno, il tirare le tre di notte ridendo a crepapelle, il sentirsi veramente spensierati.
Via monte cervino è: una vietta dietro casa mia, il posto dove ieri sera Luca e Alessandra mi hanno ascoltata mentre riversavo su di loro i miei noiosi e dannosi discorsi su quanto fossi stufa di essere come sono, di essere la tomba delle mie emozioni, di soffocarle prima che escano, del mio viverle come una colpa e come una cosa di cui vergognarsi; via Monte Cervino è lo scoprire ogni volta di avere due Amici meravigliosi. È il raccontarsi i momenti più imbarazzanti della vita, e riderne insieme; è il prendersi una pausa da se stessi, e stare in silenzio insieme; è l’essere arrabbiati per qualcosa che veramente fa ribollire il sangue nelle vene, e urlarlo insieme.
E io sono?: sì, io sono, e lo voglio gridare fortissimo. Io sono, e non c’è nulla di più semplice, di più forte, di più esplosivo e potenziale. Io sono.
Marta. November 04 “Ho dentro me che cosa non so. Un vuoto che non capirò”
Ultimamente mi sembra che le cose vadano, sì, insomma, che vadano come dovrebbero andare. È come se il vortice di polvere che si era alzato per via della nuova vita si stesse lentamente dissipando per lasciarmi libera di guardare lucidamente dentro di me. Mi sto abituando ai nuovi ritmi, al treno sempre pieno di gente e a correre da una parte all’altra per riuscire a sedermi nell’aula di ontologia; l’equilibrio sta diventando surreale, quasi inquietante. Mi chiedo perché, anche in queste situazioni positive, mi debba sempre sentire inseguita, osservata da un qualcosa appostato alle mie spalle, pronto ad inghiottirmi quando meno me lo aspetto. Forse è proprio e sempre il vuoto. D.:“Marta…ma non ti accorgi che hai sempre questa stracazzo di malinconia negli occhi che non riesci a nascondere nemmeno quando ridi?”
Marta October 09 Attraversare la strada a Milano.
No, non è cosa affatto facile lanciarsi nel fiume di persone che inondano la strada appena il semaforo diventa verde. La frenesia si vede ovunque si voglia buttare l'occhio, ma tutto sommato Milano mi piace, mi piace più del previsto. Scesa dal treno vado verso via S. Nicolao, attraverso corso Magenta, percorro tutta via Nirone ed un tratto di via S. Valeria. E poi vedo l'università, grande, immensa, con i mattoni rossi, con i ragazzi che distribuiscono volantini all'ingresso, con quell'atmosfera altezzosa con la quale faccio fatica a convivere e con un assortimento di persone diverse concentrate in un unico edificio. E le aule? Le aule mi piacciono moltissimo, nonostante sprechi i miei quarti d'ora accademici nel disperato tentativo di trovarle. Sono proprio una provinciale. Poi ci sono i professori; mentre spiegano sento suonare dentro la mia testa dei campanelli che mi dicono "ma tu questo l'hai pensato o l'hai scritto". Forse, ma non lo dico a voce alta sempre per quel solito timore che non sia vero, ho fatto la scelta giusta. Credo di dover ringraziare il mio professore di Filosofia del liceo per questo, Marcello Santini (più frequentemente chiamato Zio Santuzzo), perché alla fine è stato lui a trasmettermi il gusto di cambiare schema di pensiero alla stessa velocità con la quale si cambia una giacca e a farmi nascere la curiosità per quel "qualcosa di più" che non ho mai saputo identificare e che probabilmente mai identificherò, quel "qualcosa in più" che sta dietro alle cose. Per ora mi tengo le mille domande che mi frullano nella testa, e me le tengo strette, sperando che non diminuiscano mai. Mi piace avere sempre qualcosa da chiedermi. Per ora me ne vado "dondolata dal vagone" verso la metropoli, con Denny splendidamente alla mia destra, Marty (domani è il suo compleanno e le faccio degli auguri supergialli) splendidamente ed idealmente alla mia sinistra e con De Andrè nelle orecchie. Per ora mi sento ancora stupida, ignorante ed insignificante, ma con una voglia di assorbire informazioni e idee che mai avevo sentito prima.
Marta. August 24 Incontro, Francesco Guccini.
Dopo lettere, e-mail, bigliettini attaccati alla casella della posta nel profondo della notte, saluti fugaci al campo sportivo prima che lui suonasse, travestimenti vari ed eventuali, finalmente, il nostro incontro.
E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
Ero seduta su un muretto, vicino al fiumiciattolo che taglia la discesa di fianco a casa a mia. Mattia:<<Ciao Marta>> Marta:<<Ciao. Che... che ci fai qui?>> Mattia:<<La signora Rosanna mi ha detto che eri qui in giro a leggere. Così ti ho trovata>> Marta:<<Ah. Beh, come va?>> Mattia:<<Tutto bene, grazie, e tu?>> Marta:<<Bene direi>>
E abbiamo parlato del tutto e del niente, di quello che siamo diventati, di come ci siamo costruiti e del futuro. Dieci anni, dieci dico, sono passati dall'ultima volta che ci siamo visti. E pensare che prima eravamo così amici, inseparabili compagni di avventure e di giochi. Fantasiosi, ingegnosi, organizzati. Passavamo i pomeriggi a cercare di piantare i fiori senza le radici nel nostro giardinetto, e a catturare insetti di qualsiasi tipo da usare come attrazione per il nostro "Circo parco della natura". Avevamo la pretesa di sfamare le lucertole con l'erba e di far gareggiare le lumache. La cosa che trovo più meravigliosa di tutte è che, malgrado la distanza di questi dieci anni, siamo cresciuti tanto simili. Per spiegare questo concetto non trovo frase migliore di: "A pensarci bene il bello di te è che viaggi sempre sulle mie frequenze"; Sei grande, Nek. Questa era una delle nostre canzoni preferite, Nek ci piaceva da morire, ci piaceva da cantarlo sempre e da usare i suoi pezzi come colonne sonore dei nostri giochi. Trovo molto strano, e al contempo favoloso il fatto di avere così tanto in comune; forse mi sbaglio a sorprendermene, perché quello che abbiamo in comune sono i primi nove anni delle nostre vite, quello che abbiamo in comune è il colore giallo acceso. Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì Incontrarlo ancora, casualmente, ieri sera mentre tornavo a casa. E pensavo dondolato dal vagone "cara amica il tempo prende il tempo dà... Mattia:<<Beh, allora quando vieni su mandami un messaggio>> August 10 Un po' in ritardo, 08 - 08 - 08 e considerazioni personali sull'amicizia. E la Denny, coraggiosa, finalmente; capace di mangiare per tutta la notte fino a star male alla mattina, capace di impiegarci una buona mezz'ora per abbinare gli orecchini alle calze e capace di scegliere. E poi c'è il suo essere presente nella tua vita nonostante tutto, nonostante il tempo che passa e nonostante le cose che cambiano. Già, è tanto facile volerle bene quanto volerla prendere a schiaffi. Poi c'è Marty, ed il nostro Yellowday, 08-08-08. Anche quest' anno, seppure a distanza, ci sono stati i nostri bigliettini affidati al fuoco e al vento, le nostre promesse, i nostri propositi e i nostri sogni. Ci siamo state noi, ancora, ed è stato splendido così. E poi ci sono le sue storie sulle rane, la sua profonda semplicità ed il suo emozionarsi. E poi c'è il trovarsi tanto bene, che nemmeno un pezzo di Puzzle si incastrerebbe meglio. Marta. July 29 A RoncobelloPotrei raccontare giorno per giorno della mia settimana passata a Roncobello, facendovi leggere quello che ho scritto là. Potrei parlare per ore della vita da pseudo scrittrice solitaria che ho condotto, ma sarebbe davvero inutile. Il fatto è che sono stati quei giorni che puoi raccontare a tutti, ma che ben pochi potrebbero capire.
L'unica cosa che ho voglia di scrivere sono i risultati:
- ho capito che sono diventata indipendente persino dall'indipendenza stessa;
- ho ritrovato il mio amico di infanzia;
- ho scritto come un'ossessa;
- ho fatto delle cretinate rocambolesche, ma molto poetiche, di cui ammetto di vergognarmi un po';
- ho imparato molto sull'amore ascoltando i discorsi stanchi e persi delle mie due vicine di casa vedove;
- ho letto, letto e ancora letto;
- ho "Un'altra storia" da terminare, quando salirò di nuovo in agosto;
- ho scoperto un mio grande, grosso, enorme, terribile difetto che sarà il fulcro del mio secondo "Esperimento ontologico".
Ed ora ho voglia di correre in avanti per vedere cosa succederà.
Marta. July 12 Apparenze e VeritàQuesto non vuole essere il solito discorso pseudo-adolescenziale sull'esaltazione del mondo interiore a scapito dell'inutile e cattiva apparenza. Chi non ammette l'estetica o è terribilmente brutto, o è un adolescente di sinistra oppure non ha capito niente.
Io non capisco, giuro che non capisco, perché ostinarsi a voler recitare un personaggio diverso dal proprio. Trovo la cosa, oltre che retrò, alquanto stupida e decisamente patetica. O meglio, lo capisco, ma a dodici, tredici, quattordici, quindici e al limite sedici anni. L'unica motivazione plausibile che posso addurre per il perseverare nella finzione oltre la soglia dell'adolescenza pura è che si vuole nascondere la scialba realtà del nulla: evidentemente, si diviene la maschera che si indossa perché non si ha nessuna realtà. Lo so anche io che la fantasia e la finzione, spesso, sono più avventurose ed interessanti della realtà, ma la realtà è l'unica avventura delle relazioni interpersonali vere che, a mio avviso, sono quello per cui più vale la pena "socializzare" e "socializzarsi". Quello che voglio dire è che è davvero triste inventarsi un se stesso per poter interessare, perché ciò vuol dire che non si è abbastanza interessanti di per sé; e trovo ancora più triste il non ammetterlo. E poi, altro capitolo, provo fastidio anche per quelle persone che si accontentano dell'apparenza, senza scavare verso le vere radici delle Cose. Secondo me è davvero facile far sposare due apparenze, perché nell'apparenza il compromesso è immediatamente malleabile. Forse più che fastidio provo angoscia ed impotenza. Mi sembra che la loro vita si svolgerà all'interno di una minuscola bottiglia di vetro (come succede nei cartoni animati quando questo o quel personaggio vi rimane incastrato dentro, non si sa come) e mi viene una gran voglia di stiracchiarmi, di correre, di saltare ed urlare, in opposizione a tutto ciò che loro non potranno fare. June 26 I treni a vaporeIo la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché voglio sognare e nel sogno stringo i pugni tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare. Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare altre notti sono vele piegate a navigare. Sono uomini e donne piroscafi e bandiere viaggiatori viaggianti da salvare. Delle città importanti mi ricordo Milano livida e sprofondata per sua stessa mano. E se l'amore che avevo non sa più il mio nome. E se l'amore che avevo non sa più il mio nome. Come i treni a vapore come i treni a vapore di stazione in stazione di porta in porta e di pioggia in pioggia di dolore in dolore il dolore passerà. Come i treni a vapore come i treni a vapore il dolore passerà. Io la sera mi addormento e qualche volta sogno perché so sognare e mi sogno i tamburi della banda che passa o che dovrà passare. Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani i ragazzi della scuola che partono già domani. Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera o qualche altra primavera da aspettare ancora fra un bicchiere di neve e un caffè come si deve quest'inverno passerà. E se l'amore che avevo non sa più il mio nome. E se l'amore che avevo non sa più il mio nome. Come i treni a vapore come i treni a vapore di stazione in stazione e di porta in porta e di pioggia in pioggia di dolore in dolore il dolore passerà (Grazie Marty)
C'è chi dice che tutto questo è senza senso, stupido, inutile, infantile ed inesistente; se le cose stanno così davvero, allora io voglio essere senza senso, stupida, inutile, infantile ed inesistente.
Marta June 11 Slide AwayNon so se capita mai anche ad altri (ma credo proprio di si, visto che le emozioni o gli stato d'animo nel loro essere irripetibili non sono comunque mai un unicum) di sentirsi Pieni, veramente pieni, di forza vitale, con tanto da offrire e tanto da voler fare, e di sentire tutta questa energia condensata al proprio interno, che tenta di uscire, dirigendosi verso le mani per trasformarsi in un gesto; poi, arrivata lì, si disperde rapidamente, lasciando sulla punta delle dita quella sensazione di irrisolto e sfuggevolezza, di incapacità di controllo, nervosismo, ansia ed apatia.
Oggi ho questo umore che, possiamo dirlo, è un umore di merda; si, è terribile perchè oggi non mi sento padrona di me stessa e delle mie situazioni. Sembra che tantissime opportunità mi arrivino o mi siano arrivate come un fiume in piena nelle mani e poi siano scivolate altrove, a causa della mia incapacità di controllarle, di gestirle, di accettarle e di coglierle. Forse nella mia vita ho gettato per terra tante di quelle possibilità per via della mia eccessiva selettività, perchè io non mi so dare un po' di tregua, non sono capace di allenatre la presa su me stessa. Troppe pretese, troppo alte, poca fiducia, stanchezza, impegni, contingenza; risultato: "Her Soul Slides Away" (Oasis, Don't look back in anger).
E se le mie pretese fossero solo un modo per tenere alla larga queste dannate possibilità visto che implicherebbero un cambiamento troppo radicale di me che non sono sicura di voler affrontare?
Concludo citando una canzone di Guccini già pubblicata precedentemente: "non dare più la colpa al mondo o a lei per la rinuncia triste a quello che non sei [...] fai mille cose, ma sono sempre i tuoi pensieri che scelgono per te diversamente" May 26 Scheggie di pensieri
De Me C’è una domanda, una tra le tante, che in questo periodo mi martella la mente in modo particolarmente insistente, una domanda che nei miei momenti catatonici si ripresenta come un ritornello suonato a ripetizione continua e vorticosa: “e se davvero avessi congelato il mio cuore?”
De Amore
De Memoria, II Finalmente sono riuscita a filmare mia zia Regina mentre racconta le sue storie, “storie di una vita incredibile”. Sono contenta, perché mi sembra di aver fissato una parte di lei e mi sento più sicura. So che quelle staranno lì, immobili, anche quando lei non ci sarà più e potrò rivedere nei suoi occhi verdi e stanchi quello scintillio di una gioventù passata che ritorna alla mente e rivive nei gesti, nel vibrare emozionato della voce.
Marta March 23 Mi capita di pensareMa s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni ...ed ora sorgono domande sul mio futuro. Spesso mi sembra di aver scelto una strada allo sbando, una via astratta che si basa su strutture extramentali non scientificamente controllabili, e assolutamente precarie, come in fondo lo sono gli esseri umani. Studiare filosofia non mi faciliterà il futuro, lo so, e ogni tanto mi chiedo se sarebbe giusto ascoltare mia madre che tanto si preoccupa per questa mia scelta, e seguire i suoi consigli anzi che il mio cuore.
Chiedo scusa a chi forse ne ha sempre saputo più di me, a chi mi ha sempre predetto la fine delle cose...ma io ho sempre voluto lottare fino in fondo, e forse anche troppo per portare avanti situazioni nelle quali era ridicolo perseverare. Però si impara, sbattendo la faccia, e rovinandosela anche, contro muri insormontabili di illusioni, si impara piano piano a conoscere la vita e tutto quel che ne consegue.
Non è convenite avere le ali, non è conveniente vivere di astrazioni, non è conveniente vivere come vivere come vivo io, alla continua ricerca di un qualcosa di indefinibile che nemmeno so cosa sia e che il mio tempo non mi può dare, non è conveniente affatto. Privilegio e Dannazione, ecco cosa sono le ali (è anche il titolo della mia tesina). E non è un modo per sfuggire alla realtà, non accettando le Cose della vita, è semplicemente un abbattere le barriere del reale e sognare in modo viscerale, scavalcare i preconcetti e i luoghi comuni, distruggere gli schemi mentali pre impostati ed arrivare ad una Propria visone soggettiva del mondo: fare propria l'esistenza, indipendentemente dal fatto che questa sia uguale o diversa, bella o terribile, fare propria la vita vivendola come lo specchio di quello che siamo e non di quello che pensiamo di essere. La morale comune uccide la soggettività delle persone, è il più grande limite che si può imporre alla libertà dell'uomo, e non c'è crimine peggiore al mondo. La morale comune (e mi riferisco tanto agli "uguali per forza" così come ai "diversi per forza"; cit. B. Cariani) non esiste, è solo un palliativo dentro al quale si sguazza per non doversene creare una propria e per non dover trovare il coraggio di dire: "questo lo rifiuto" e "questo lo accetto".
E accetto anche le critiche di chi mi dice che la mia vita e quel che diventerò sarà un insieme randomatico di cianfrusaglie astratte, costruite sopra postulati non dimostrabili. Accetto tutto, tenendomi per me quell' amara consapevolezza di possibili fallimenti, uno dietro l'altro. Accetto tutto, accetto il fatto che tanti, magari anche chi non se lo merita, avranno una vita migliore della mia, più serena, più stabile, più concreta e forse, più concretamente producente. Accetto anche chi pensa che il mio modo di vivere sia inutile ed infantile, perchè ognuno ha diritto di pensarla come meglio crede e di prendere le distanze dal mio modo di intendere il Mondo. March 12 Le fabuleux destin d'Amélie Poulain
Avevo già citato questa frase in uno dei miei primi interventi sul blog, ma avevo voglia di tenerla fresca nella momoria. Guardare questo film fa sempre uno strano effetto; è un misto tra nostalgia per la mia Storia passata e tra la speranza di una nuova che mi rapisca completamente. Guardare questo film mi fa un male bastardo, ma mi serve come trampolino di lancio per crederci ancora. Guardare questo film mi fa viaggiare con la fantasia più del solito, mi fa scrivere sempre riflessioni nuove e mi riaccende quella voglia di sentimenti spasmodica che ogni tanto si affievolisce nel ripetitivo e cadenziale ritmo delle giornate. Guardare questo film mi fa pensare a come io mi rapporto con la realtà, e qui si apre un capitolo pieno di contraddizioni che potrebbe non chiudersi mai. Guardare questo film mi fa chiedere se ha senso essere come sono, e si ricollega alle domande che mi sto ponendo ultimamente. Guardare questo film mi fa pensare alle storie d'amore, giuste o sbagliate che esse siano. Il mio cuore ha battutto al ritmo di quello di un'altra persona, ma ora è fermo, pronto a cambiare melodia. Su questo ritmo ho vissuto una storia che potrebbe essere paragonata al gioco della sedia, nel quale si è in attesa dello stop della musica per scoprire se si è ancora in gioco o se si è eliminati. E' stata decisamente una storia sbagliata. Ora voglio giocare a Twister, dove se si cade, si cade insieme. Marta January 21 Mare mossoJanuary 19 Camminando per strada, seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino.Stasera stavo andando agli allenamenti (veramente stavo tornando dalla palestra di Ospiate a quella di Bollate perchè mi sono accorta che oggi non è Martedì ma Venerdì solo dopo essere arrivata a destinazione), ero da sola, era praticamente buio e c'era un pò di vento. Stavo camminando quando, guardando a terra, ho visto qualcosa che scintillava e si muoveva ed ho sentito un campanello trillare. Il mio primo pensiero è stato: "quella è una fata!!", ma poi ho realizzato con tristezza che era un semplice mozzicone di sigaretta ancora acceso che rotolava per terra, ed il rumore che ricordava quello di Campanellino, altro non era che uno di quei sonagli che si appendono alle porte dei negozi.
In realtà questo episodio non ha un grande senso ed un grande valore, però mi è piaciuto aver pensato ancora, nonostante i miei diciotto anni compiuti, "quella è una fata". Dopo che mi sono resa conto di quello che avevo visto, mi è subito venuto in mente il Musical di Peter Pan che sono andata a vedere con due persone davvero stupende e gialle, in occasione della vincita del premio per le cosce più grosse d'Italia. Ho rivisto dentro di me la prima scena nella quale Peter è apparso sul palco: volava, ed io non mi vergogno ad ammettere che mi sono commossa e mi è scesa una lacrima (prontamente asciugata e nascosta da una risata emozionata). Era accompagnato dalla lucina verde della sua fatina ed usava la polvere magica, stessa polvere che nel suo volo sul pubblico ha fatto cadere dall'alto. Una volta tornata a casa, quel giorno, ho scritto una lettera alla Me del futuro che ora riporto: Sai qual' è il punto, Marta del futuro? Il punto è che tu alle fate ci credi davvero, e non smetterai mai di farlo. Magari adesso hai trent' anni, sei sposata ed hai dei figli bellissimi che hanno gli occhi di tuo marito; magari sei una professoressa di filosofia ed il tuo racconto, quello che hai cominciato ascrivere a diciassette anni ha preso vita... ma tu alle fate ci credi ancora, vero? Ci credi, ci credi per forza perchè Peter Pan è dentro di te e ci resterà sempre. Magari starai sorridendo nel leggere queste parole, e forse ti cadranno un paio di lacrime, ma continua a crederci perchè l'hai visto volare e, in quel teatro, il nove Dicembre 2007, hai urlato a squarcia gola, agitando una bacchetta magica: "IO CREDO NELLE FATE, LO GIURO, LO GIURO" Citava più o meno così.
Il punto della digressione è questo: non mi interessa cosa effettivamente ho visto stasera, non mi importa davvero niente. Quello che conta è stato quello che ho pensato, il barlume di speranza che ho sentito sobbalzare nello stomaco, gli occhi stupiti ed il mezzo sorriso che mi si accenna raramente sull'angolo destro della bocca. Quello che conta è il poster regalatomi dalla mia compagna di banco, appeso all'armadio di camera mia che dice "I believe in fairies", affiancato da altre immagini rappresentati queste creature; quello che conta è riuscire a credere in qualcosa che vada al di là di ciò che vediamo tutti i giorni, quello che conta è avere dei sogni propri, crederci davvero e distruggersi la faccia mille volte, e cento volte ancora per vederli realizzati davanti ai propri occhi (alla fine, le fate mi piacciono così tanto perchè per me rappresentano i sogni, il giallo, e tutto ciò che ne consegue). Quello che conta è che io lo ripeto ancora:
IO CREDO NELLE FATE, LO GIURO, LO GIURO!
January 15 Qualche parola scritta maleVe bene così ora, va bene per davvero. Forse per la prima volta dopo mesi mi posso dire tranquilla. Sono serena, per quanto i miei standard me lo consentano, sono serena e ho una gran voglia di stare vicino a chi ne ha davvero bisogno, ho voglia di fare, scoprire e conoscere. Marta, una normale ragazza di provincia, con tanti sogni e tante speranze.
January 13 La canzone della triste rinunciaE’ impressionante come riesca sempre a trovare la canzone giusta per esprimere i miei pensieri. Questa volta ne ho scelta una, l’ennesima, di Guccini. “La rinuncia triste” chi mi conosce sa a cosa alludo.
LA CANZONE DELLA TRISTE RINUNCIA - Francesco Guccini
Le luci dentro al buio sono andate via e l' allegria comprata è già sparita,
Marta January 04 Giorni che sanno di SambucaSono a casa, e dopo una settimana durante la quale la mia mente non era mai lucida, sono completamente sobria; i miei capelli sono tornati ad essere lisci come al solito ed il mio umore si sta ingrigendo nuovamente, per essere intonato col colore del cielo. Nevicava lassù, e la montagna era ancora più silenziosa del solito, avvolta e resa magica dal bianco. La neve… qualcuno un giorno mi ha detto che la neve cambia le persone e che fa fare loro cose che mai avrebbe fatto, come correre in mutande in strada ed urlare: “Nevica! Nevica!”; o più semplicemente fa passare una serata a distorcere i colori del mondo ed il mondo stesso, rendendolo la magnifica allucinazione sempre sognata. Forse è vero, durante questi giorni ho fatto cose che mai avrei pensato possibili, mi sembrava di vivere su un binario parallelo rispetto alla mia vita, in un’altra dimensione, in un’altra realtà. Però non è stato solo per via della neve, è stato anche merito dell’atmosfera assurda che si è creata in quella piccola casa, di quel piccolo paese sperduto, tra quelle piccole dieci persone. Grazie Paolo, per quei due occhi azzurro-ghiaccio così sinceri e buoni, per tutte le volte che mi hai detto “grazie” e “scusa”, per gli abbracci, per le tue cazzo di battute che facevano ridere solo l’Ale, per esserti scottato le dita col fornetto e per tutto il resto, tu sai cosa. December 22 Una foto, un ricordoQuesta foto mi fa pensare al passato, ed oggi ci sto pensando tanto. "Vedi cara, è difficile parlare, è difficile spiegare, dei fantasmi di una mente" Sto pensando ai cambiamenti, al fatto che questo è l'ultimo anno di scuola, a com'ero diversa un anno fa, come lo sono da ieri e come lo sarò tra un anno. Torna un pò di quella vecchia malinconia dalla quale pensavo di essere guarita. Torna anche la stanchezza, tornano le novità, rincorro ancora pensieri conctraddittori. Com'è ripetitivo lo scorrere degli eventi, ma il bello è che ancora me ne stupisco, almeno questo. Marta December 03 Respirare ventoOrmai è passato un pò di tempo da quando ho scritto l'ultimo intervento. Mi è passata la voglia di avere un blog, mi è passata la voglia di aggiornarlo. Voglio solo scrivere per me e voglio anche finire quella specie di forma primordiale di un racconto che ho cominciato.
Forse è perchè ultimamente sono presa da iniziative, impegni e progetti che mi riempiono la giornata e la testa. Forse è perchè mi piacerebbe chiudermi per un pò di tempo in una bolla, in silenzio, lontana dalla frenesia e dal mio compleanno; o forse perchè non voglio parlare più dei miei stati d'animo, e soprattutto della loro causa scatenante. Si, ecco, credo sia questo sopra ogni cosa: lasciar perdere ogni cosa, lasciar perdere tutto e sciogliere il ghiaccio nel quale ho cristallizato la mia vita sentimentale e non. Mi affido al vento di Scirocco serale, alle novità che vorrei passassero veloci, leggere e tiepide a scaldarmi il cuore; vorrei delle novità, perchè sarei pronta a farmi portare via, adesso si, adesso lo sarei. November 02 Quello strano e splendido filo conduttoreNon mi capita spesso di sentirmi fiera di quello che faccio, di come mi comporto, non sono quasi mai soddisfatta di quello che sono e di quello che ho. Sono sempre alla spasmodica ricerca di un modo per "ingannare il tempo", nel verso senso della parola, perchè il "dolce far nulla" sta diventatndo pesante da sostenere. E un' altra volta è notte e suono,
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|