Marta's profileTra le pieghe della mia ...PhotosBlogLists Tools Help

Marta Annoni

by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 

Tra le pieghe della mia immaginazione

"Amélie si rifugia in un mondo da lei inventato; in questo mondo i dischi di vinile sono preparati come delle crepes e la moglie del vicino, in coma da mesi, in realtà ha scelto di esaurire in una volta tutte le sue ore di sonno".
May 03

LA FRATTURA FRA INIZIO ED IL FINIRE

Il fine

Con che scopo dico: Questa è la mia fine, con o senza “e vissero tutti felici e contenti”? Essere un po’ di più, rinunciando al nobile ma troppo teorico tentativo di essere sempre coerente e mettendo davanti la realizzazione personale, la libertà dai miei cliché. Ho combattuto in questo ultimo periodo, ho combattuto contro molte persone per non finire a trent’anni infelice ed insoddisfatta della mia vita perché inetta nel portare avanti le mie volontà. Ha un prezzo salato diventare grandi, ma ero arrivata ad un punto nel quale dovevo per forza di cose introdurre una chiave di volta.


Il finire

Ed è quindi nella parte finale di tutto che si vede cos’è forte al punto da restare e cosa invece scivola via insieme a tutto il resto. Sapevo di correre dei rischi ma, come cita la canzone de La spada nella roccia: Però se tu non rischierai, Nulla mai rosicchierai”. Nel mio finire mi sono resa conto delle scelte sbagliate che ho fatto, ho capito di aver sacrificato persone, situazioni, oggetti e possibilità davvero importanti nel nome di altro, per poi, spesso, ritrovarmi con in mano una manciata di polvere, dispersa col primo soffio di vento primaverile.
Ho sbagliato, e lo dico senza vergogna.


La fine

Questa parola non mi è mai piaciuta più di tanto, ma riconosco che in certe situazioni è quasi d’obbligo usarla. Alcuni momenti della mia vita non han fatto altro che richiederla, a volte persino urlando fortissimo. La fine. C’è chi dice che ogni fine è un nuovo inizio e, malgrado non mi piaccia parlare per qualunquismi, credo che a vent’ anni sia quasi sempre così, per lo meno ogni volta che si fa una scelta. Personalmente, uso la parole fine quando succede qualcosa che non dipende da me e che implica un cambiamento radicale sul quale la mia volontà è totalmente ininfluente; oppure quando so di non poter più tornare sui miei passi.
Questa è la mia fine, con o senza “e vissero tutti felici e contenti”. Ed è la mia fine perché ho voluto, potuto e dovuto crearmela. Ed è la mia fine perché non voglio più tornare sui miei  passi, ovvero quelli che riguardano la mia personalità.

 

Così, Finalmente:

Vado in Missione: destinazione Moldova. L’Africa mi aspetta l’anno prossimo.

Ho imparato di nuovo la leggerezza, ed è una scarica di adrenalina fortissima.

Ho un rapporto vero e proprio con mia sorella, e questo è stupendo.

L’università parla chiaro.

Mi sento tranquilla, con poco e pochi ma tranquilla. Quando sbaglio, so di poter rimediare.

Ho imparato a dare il giusto peso e a ridimensionare le aspettative.


Ho perso molto.

 

Marta.

April 16

Cose che non sfumeranno mai.

"Anche se non ci sei, io mi giro a cercarti"
(Ringrazio B. per avermi regalato questa frase) 

Scrivere altro proprio non mi riesce in questo momento. Volevo solo lasciare una foto qui, come se fosse un segnalibro; sì, perchè le pagine si gireranno e i capitoli finiranno, ma voglio essere sicura di poter tornare a ieri, al 15 di aprile 2009, tutte le volte che ne avrò bisogno. Così potrò riguardare questa foto e vederla viva, senza mai dimenticare niente di quello che sarà per sempre il mio cane. Ciao Kinder.

Marta.

February 03

Sinapsi

<<Marta cosa c’è?>>


(C’è che avevo costruito qualcosa su me stessa, c’è che per una volta nella vita credevo di essere seriamente riuscita a fomentare positivamente, con una forte carica emozionale, l’andamento sghembo e sbilenco dei miei passi verso la persona che non sono e che vorrei essere. C’è che rimane sempre quella fastidiosissima domanda sulla quale la testa si divide in innumerevoli “ma”, c’è che non so se tra le possibilità dell’uomo il cambiamento è previsto, o se si tratti per lo più di una speranza, forse l’unica vera speranza, lasciataci tra le dita. Forse c’è che si può imparare l’arte comportarsi, senza che ciò implichi una modifica radicale della forma mentis; c’è che però, così facendo, diventa più facile distrarsi da se stessi e mettere in scena una facciata maggiormente prepotente di quella consueta, correndo il rischio di nascondere completamente se stessi a tutti quelli che ci respirano affianco. C’è che sono pensieri molto pirandelliani sui quali è difficile persino sbatterci la testa, figuriamoci trovare una soluzione. Che il trucco sia, come per la maggior parte delle situazioni nelle quali una persona può inciampare, aleggiare nella medietà?)

<<Niente>>

January 18

Una poesia

Ciò che di me sapeste
non fu che la scialbatura,
la tonaca che riveste
la nostra umana ventura.

Ed era forse oltre il telo
l'azzurro tranquillo;
vietava il limpido cielo
solo un sigillo.

0 vero c'era il falòtico
mutarsi della mia vita,
lo schiudersi d'un'ignita
zolla che mai vedrò.

Restò così questa scorza
la vera mia sostanza;
il fuoco che non si smorza
per me si chiamò: l'ignoranza.

Se un'ombra scorgete, non è
un'ombra - ma quella io sono.
Potessi spiccarla da me,
offrirvela in dono.

(E. Montale, Ossi di seppia)

 

Credo che una sola persona possa capire alla perfezione quel che ho pensato nel leggere questi versi. Sicuramente Montale sa dire le cose meglio di me, quindi non aggiungo altro, questa volta.
Marta.

November 23

Un novembre freddo e ventoso.

Il concerto di Guccini è: l’emozione nel vederlo da vicino, le parole che descrivono la vita, le canzoni cantate a squarciagola, le lacrime che per poco non son scese su “Vedi Cara”, il sentire ogni cellula del mio corpo vibrare e realizzarsi in un sorriso, il mio sorriso, quello che mi appare sull’angolo destro della bocca, quello che indica la sovrapposizione tra il mio mondo e questo. E poi è stato Marty e Denny, immancabili.

 

Rivedere Chiara è: la bellezza nel riscoprire che, malgrado tutto sia cambiato, le parole, con te, escon sempre come un fiume in piena e travolgono tutto; bello rivederti, un po’ meno bello rivederti così. Ricordati che tutto passa, non so quando, ma tutto passa. E poi, comunque, resti sempre quella ragazza con un’energia vitale immensa, che mangia troppo cioccolato e che fa pensieri surreali.

 

Le lezioni di italiano sono: divertenti, istruttive tanto per loro quanto per me ed entusiasmanti. Le due ore del mercoledì sera, ovviamente, non influiscono sull’andamento del mondo, ma mi danno l’impressione di essere utile a quelle sei o sette persone che seguo io. Non mi piace starmene con le mani in mano senza far niente, a guardare ciò che scorre sotto i miei occhi.

 

La pizzata di classe è: è stato soprattutto rivedere le persone a cui voglio un bene incredibile e, poi, rincontrare quelle con cui non ho stretto rapporti così forti, ma che comunque fa piacere riabbracciare; è stato raccontarsi aneddoti divertenti sulle nuove vite e ricordarsi dei soliti, ma sempre divertenti, dei nostri cinque anni insieme. Peccato fossimo solo in dieci. C’era chi non poteva e, purtroppo, chi non voleva. E poi c’è stato il concludere la serata in modo diverso, il viaggio a Cesate, il ritorno, il tirare le tre di notte ridendo a crepapelle, il sentirsi veramente spensierati.

 

Via monte cervino è: una vietta dietro casa mia, il posto dove ieri sera Luca e Alessandra mi hanno ascoltata mentre riversavo su di loro i miei noiosi e dannosi discorsi su quanto fossi stufa di essere come sono, di essere la tomba delle mie emozioni, di soffocarle prima che escano, del mio viverle come una colpa e come una cosa di cui vergognarsi; via Monte Cervino è lo scoprire ogni volta di avere due Amici meravigliosi. È il raccontarsi i momenti più imbarazzanti della vita, e riderne insieme; è il prendersi una pausa da se stessi, e stare in silenzio insieme; è l’essere arrabbiati per qualcosa che veramente fa ribollire il sangue nelle vene, e urlarlo insieme.

 

E io sono?: sì, io sono, e lo voglio gridare fortissimo. Io sono, e non c’è nulla di più semplice, di più forte, di più esplosivo e potenziale. Io sono.

 

Marta.

November 04

“Ho dentro me che cosa non so. Un vuoto che non capirò”

 

Ultimamente mi sembra che le cose vadano, sì, insomma, che vadano come dovrebbero andare. È come se il vortice di polvere che si era alzato per via della nuova vita si stesse lentamente dissipando per lasciarmi libera di guardare lucidamente dentro di me. Mi sto abituando ai nuovi ritmi, al treno sempre pieno di gente e a correre da una parte all’altra per riuscire a sedermi nell’aula di ontologia; l’equilibrio sta diventando surreale, quasi inquietante. Mi chiedo perché, anche in queste situazioni positive, mi debba sempre sentire inseguita, osservata da un qualcosa appostato alle mie spalle, pronto ad inghiottirmi quando meno me lo aspetto.

Credo che sia il vuoto.

Forse è proprio e sempre il vuoto.

Marta: “Beh, comunque io sto bene, sono contenta. Non si vede?”

D.:“Marta…ma non ti accorgi che hai sempre questa stracazzo di malinconia negli occhi che non riesci a nascondere nemmeno quando ridi?”

Sfortunatamente chi mi ha detto questa frase mi conosce troppo bene per non credergli, nonostante i miei tentativi (che credevo di successo) di vestire sempre un sorriso ed una manciata di buonumore.
Se io fossi un vaso, questo vaso sarebbe fatto di vetro, incompleto e con una crepa suturata da un ricordo sul fondo; il coccio staccatosi sarebbe adagiato all’interno, continuamente terremotato dagli sbalzi di umore e da nient’altro. Ora mi chiedo: cosa succederebbe se la sutura si staccasse? Non voglio perdere nessun coccio di me, e poi non me lo posso permettere. Devo lasciare la sutura, sebbene sia come una scheggia che non si vede, eppure continua a pungere. Devo, o meglio, me lo devo. Devo aggrapparmi alla sutura perché, paradossalmente, è l’unica cosa che mi dà speranza. Un ricordo che dà speranza, non è questo il non-senso. Ciò che non dovrebbe aver senso è che sia quel ricordo che mi fa continuare a sperare. Eppure ha fin troppo senso, per me.

E poi c’è da dire che in questi giorni piove, e io con la pioggia divento triste perché la pioggia è triste.
E poi c’è un foglio trovato per caso, un “verbale” di una di quelle serate perse tra i ricordi dell’estate, del liceo e di risate sonore e violente, una di quelle che non torneranno indietro.
E poi c’è il fumo di una sigaretta che scandisce una pausa dal mondo.
E poi ci sono i libri dell’università, costosi ma belli come non ne ho mai letti.
E poi c’è il biglietto per il concerto di Guccini, per sentire la sua voce ubriaca cantare poesie, cantare sentimenti, cantare vita.
E poi ci sono anche quelle serate passate in via Monte Cervino con le solite due facce.
E poi ci sono comunque io.

 

Marta

October 09

Attraversare la strada a Milano.

 

No, non è cosa affatto facile lanciarsi nel fiume di persone che inondano la strada appena il semaforo diventa verde. La frenesia si vede ovunque si voglia buttare l'occhio, ma tutto sommato Milano mi piace, mi piace più del previsto. Scesa dal treno vado verso via S. Nicolao, attraverso corso Magenta, percorro tutta via Nirone ed un tratto di via S. Valeria. E poi vedo l'università, grande, immensa, con i mattoni rossi, con i ragazzi che distribuiscono volantini all'ingresso, con quell'atmosfera altezzosa con la quale faccio fatica a convivere e con un assortimento di persone diverse concentrate in un unico edificio. E le aule? Le aule mi piacciono moltissimo, nonostante sprechi i miei quarti d'ora accademici nel disperato tentativo di trovarle. Sono proprio una provinciale.

Poi ci sono i professori; mentre spiegano sento suonare dentro la mia testa dei campanelli che mi dicono "ma tu questo l'hai pensato o l'hai scritto". Forse, ma non lo dico a voce alta sempre per quel solito timore che non sia vero, ho fatto la scelta giusta. Credo di dover ringraziare il mio professore di Filosofia del liceo per questo, Marcello Santini (più frequentemente chiamato Zio Santuzzo), perché alla fine è stato lui a trasmettermi il gusto di cambiare schema di pensiero alla stessa velocità con la quale si cambia una giacca e a farmi nascere la curiosità per quel "qualcosa di più" che non ho mai saputo identificare e che probabilmente mai identificherò, quel "qualcosa in più" che sta dietro alle cose.

Per ora mi tengo le mille domande che mi frullano nella testa, e me le tengo strette, sperando che non diminuiscano mai. Mi piace avere sempre qualcosa da chiedermi.

Per ora me ne vado "dondolata dal vagone" verso la metropoli, con Denny splendidamente alla mia destra, Marty (domani è il suo compleanno e le faccio degli auguri supergialli) splendidamente ed idealmente alla mia sinistra e con De Andrè nelle orecchie.

Per ora mi sento ancora stupida, ignorante ed insignificante, ma con una voglia di assorbire informazioni e idee che mai avevo sentito prima.

 

Marta.

August 24

Incontro, Francesco Guccini.

 

Dopo lettere, e-mail, bigliettini attaccati alla casella della posta nel profondo della notte, saluti fugaci al campo sportivo prima che lui suonasse, travestimenti vari ed eventuali, finalmente, il nostro incontro.

 

E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
come un istante "deja vu", ombra della gioventù, ci circondava la nebbia...

 

Ero seduta su un muretto, vicino al fiumiciattolo che taglia la discesa di fianco a casa a mia.

Mattia:<<Ciao Marta>>

Marta:<<Ciao. Che... che ci fai qui?>>

Mattia:<<La signora Rosanna mi ha detto che eri qui in giro a leggere. Così ti ho trovata>>

Marta:<<Ah. Beh, come va?>>

Mattia:<<Tutto bene, grazie, e tu?>>

Marta:<<Bene direi>>


Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
dieci anni da narrare l'uno all' altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
"cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via".
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia...

 

E abbiamo parlato del tutto e del niente, di quello che siamo diventati, di come ci siamo costruiti e del futuro. 

Dieci anni, dieci dico, sono passati dall'ultima volta che ci siamo visti. E pensare che prima eravamo così amici, inseparabili compagni di avventure e di giochi. Fantasiosi, ingegnosi, organizzati. Passavamo i pomeriggi a cercare di piantare i fiori senza le radici nel nostro giardinetto, e a catturare insetti di qualsiasi tipo da usare come attrazione per il nostro "Circo parco della natura". Avevamo la pretesa di sfamare le lucertole con l'erba e di far gareggiare le lumache.

E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste...

La cosa che trovo più meravigliosa di tutte è che, malgrado la distanza di questi dieci anni, siamo cresciuti tanto simili. Per spiegare questo concetto non trovo frase migliore di: "A pensarci bene il bello di te è che viaggi sempre sulle mie frequenze"; Sei grande, Nek. Questa era una delle nostre canzoni preferite, Nek ci piaceva da morire, ci piaceva da cantarlo sempre e da usare i suoi pezzi come colonne sonore dei nostri giochi. Trovo molto strano, e al contempo favoloso il fatto di avere così tanto in comune; forse mi sbaglio a sorprendermene, perché quello che abbiamo in comune sono i primi nove anni delle nostre vite, quello che abbiamo in comune è il colore giallo acceso.

Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films:
come in un libro scritto male, lui s' era ucciso per Natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto...

Incontrarlo ancora, casualmente, ieri sera mentre tornavo a casa.
Marta:<<E poi, ti ricordi quando...>>
Mattia:<<Si, certo. Oppure anche di quella volta che...>>
Marta:<<Ah, vero. Però, che strano, sono già passati dieci anni>>
Mattia:<<Già>>

E pensavo dondolato dal vagone "cara amica il tempo prende il tempo dà...
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa...
restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa
e il cuore di simboli pieno..."

Mattia:<<Beh, allora quando vieni su mandami un messaggio>>
Marta:<<Ok, a presto>>.

August 10

Un po' in ritardo, 08 - 08 - 08 e considerazioni personali sull'amicizia.

84- Molto gialle

 
Non è che abbia molto da aggiungere a questa fotografia, solo che sono terribilmente e sfacciatamente fortunata ad avere due persone come loro accanto a me. Essere fortemente amici di qualcuno è come amare, è un'affinità elettiva rara e colorata. Capisci di contare tanto per, e che questi qualcuno contano tantissimo per te. E come l'amore è un sentire irrazionale e viscerale. Questi giorni gialli come il Sole, all'insegna degli M&Ms, dei bagni notturni in piscina, del parlare di tutto e di niente, di rimproveri, di gente sconosciuta, di vita e di fantasia sono stati meravigliosi, esattamente come il perdersi per Varese, come i 160 in autostrada, i fuochi d'artificio e i salamini beretta. Sono fortunata, ecco tutto.

136- Denny e Marta, seconda

E la Denny, coraggiosa, finalmente; capace di mangiare per tutta la notte fino a star male alla mattina, capace di impiegarci una buona mezz'ora per abbinare gli orecchini alle calze e capace di scegliere. E poi c'è il suo essere presente nella tua vita nonostante tutto, nonostante il tempo che passa e nonostante le cose che cambiano. Già, è tanto facile volerle bene quanto volerla prendere a schiaffi.

08-08.08 015

Poi c'è Marty, ed il nostro Yellowday, 08-08-08. Anche quest' anno, seppure a distanza, ci sono stati i nostri bigliettini affidati al fuoco e al vento, le nostre promesse, i nostri propositi e i nostri sogni. Ci siamo state noi, ancora, ed è stato splendido così. E poi ci sono le sue storie sulle rane, la sua profonda semplicità ed il suo emozionarsi.

E poi c'è il trovarsi tanto bene, che nemmeno un pezzo di Puzzle si incastrerebbe meglio.

Marta.

July 29

A Roncobello

Roncobello, Maggio 2008 039
 
Potrei raccontare giorno per giorno della mia settimana passata a Roncobello, facendovi leggere quello che ho scritto là. Potrei parlare per ore della vita da pseudo scrittrice solitaria che ho condotto, ma sarebbe davvero inutile. Il fatto è che sono stati quei giorni che puoi raccontare a tutti, ma che ben pochi potrebbero capire.
L'unica cosa che ho voglia di scrivere sono i risultati: 
- ho capito che sono diventata indipendente persino dall'indipendenza stessa;
- ho ritrovato il mio amico di infanzia;
- ho scritto come un'ossessa;
- ho fatto delle cretinate rocambolesche, ma molto poetiche, di cui ammetto di vergognarmi un po';
- ho imparato molto sull'amore ascoltando i discorsi stanchi e persi delle mie due vicine di casa vedove;
- ho letto, letto e ancora letto;
- ho "Un'altra storia" da terminare, quando salirò di nuovo in agosto;
- ho scoperto un mio grande, grosso, enorme, terribile difetto che sarà il fulcro del mio secondo "Esperimento ontologico".
 
 
Ed ora ho voglia di correre in avanti per vedere cosa succederà.
 
Marta.
July 12

Apparenze e Verità

Questo non vuole essere il solito discorso pseudo-adolescenziale sull'esaltazione del mondo interiore a scapito dell'inutile e cattiva apparenza. Chi non ammette l'estetica o è terribilmente brutto, o è un adolescente di sinistra oppure non ha capito niente.
Questo vuole semplicemente essere un discorso prevalentemente interrogativo, scaturito dalle elucubrazioni sulla frase:


"É meglio una delusione vera di una gioia finta"
(Neffa, Il mondo nuovo)

Io non capisco, giuro che non capisco, perché ostinarsi a voler recitare un personaggio diverso dal proprio. Trovo la cosa, oltre che retrò, alquanto stupida e decisamente patetica. O meglio, lo capisco, ma a dodici, tredici, quattordici, quindici e al limite sedici anni. L'unica motivazione plausibile che posso addurre per il perseverare nella finzione oltre la soglia dell'adolescenza pura è che si vuole nascondere la scialba realtà del nulla: evidentemente, si diviene la maschera che si indossa perché non si ha nessuna realtà.

Lo so anche io che la fantasia e la finzione, spesso, sono più avventurose ed interessanti della realtà, ma la realtà è l'unica avventura delle relazioni interpersonali vere che, a mio avviso, sono quello per cui più vale la pena "socializzare" e "socializzarsi". Quello che voglio dire è che è davvero triste inventarsi un se stesso per poter interessare, perché ciò vuol dire che non si è abbastanza interessanti di per sé; e trovo ancora più triste il non ammetterlo.

E poi, altro capitolo, provo fastidio anche per quelle persone che si accontentano dell'apparenza, senza scavare verso le vere radici delle Cose. Secondo me è davvero facile far sposare due apparenze, perché nell'apparenza il compromesso è immediatamente malleabile. Forse più che fastidio provo angoscia ed impotenza. Mi sembra che la loro vita si svolgerà all'interno di una minuscola bottiglia di vetro (come succede nei cartoni animati quando questo o quel personaggio vi rimane incastrato dentro, non si sa come) e mi viene una gran voglia di stiracchiarmi, di correre, di saltare ed urlare, in opposizione a tutto ciò che loro non potranno fare.

Io mi chiedo come si faccia a sopportare tutto questo.

Marta.

June 26

I treni a vapore

Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché voglio sognare
e nel sogno stringo i pugni
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare.

Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare
altre notti sono
vele piegate a navigare.
Sono uomini e donne piroscafi e bandiere
viaggiatori viaggianti da salvare.

Delle città importanti mi ricordo Milano
livida e sprofondata per sua stessa mano.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome.
 
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione di porta in porta
e di pioggia in pioggia

di dolore in dolore
il dolore passerà.
 
Come i treni a vapore
come i treni a vapore
il dolore passerà.

Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché so sognare

e mi sogno i tamburi della banda che passa
o che dovrà passare.

Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono
già domani.

Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
o qualche altra primavera
da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e un
caffè come si deve
quest'inverno passerà.

E se l'amore che avevo non sa più il mio nome.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome.

Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà
 
(Grazie Marty)
 
C'è chi dice che tutto questo è senza senso, stupido, inutile, infantile ed inesistente; se le cose stanno così davvero, allora io voglio essere senza senso, stupida, inutile, infantile ed inesistente.
 
Marta
June 11

Slide Away

Non so se capita mai anche ad altri (ma credo proprio di si, visto che le emozioni o gli stato d'animo nel loro essere irripetibili non sono comunque mai un unicum) di sentirsi Pieni, veramente pieni, di forza vitale, con tanto da offrire e tanto da voler fare, e di sentire tutta questa energia condensata al proprio interno, che tenta di uscire, dirigendosi verso le mani per trasformarsi in un gesto; poi, arrivata lì, si disperde rapidamente, lasciando sulla punta delle dita quella sensazione di irrisolto e sfuggevolezza, di incapacità di controllo, nervosismo, ansia ed apatia.
Oggi ho questo umore che, possiamo dirlo, è un umore di merda; si, è terribile perchè oggi non mi sento padrona di me stessa e delle mie situazioni. Sembra che tantissime opportunità mi arrivino o mi siano arrivate come un fiume in piena nelle mani e poi siano scivolate altrove, a causa della mia incapacità di controllarle, di gestirle, di accettarle e di coglierle. Forse nella mia vita ho gettato per terra tante di quelle possibilità per via della mia eccessiva selettività, perchè io non mi so dare un po' di tregua, non sono capace di allenatre la presa su me stessa. Troppe pretese, troppo alte, poca fiducia, stanchezza, impegni, contingenza; risultato: "Her Soul Slides Away" (Oasis, Don't look back in anger).
 
E se le mie pretese fossero solo un modo per tenere alla larga queste dannate possibilità visto che implicherebbero un cambiamento troppo radicale di me che non sono sicura di voler affrontare?
 
Concludo citando una canzone di Guccini già pubblicata precedentemente:


"non dare più la colpa al mondo o a lei per la rinuncia triste a quello che non sei 

 [...]


fai mille cose, ma sono sempre i tuoi pensieri che scelgono per te diversamente"

May 26

Scheggie di pensieri


De Grigio Fumo

Stasera mi sento questo colore
addosso. Sarà la stanchezza, saranno quei pensieri veloci che non riesco a fissare, sarà che da un mese a questa parte non ho tempo neppure per fermarmi a scrivere, saranno tante cose, ma stasera va così, stasera mi sembra di essere una vecchia foto in bianco e nero.
Mi mancano le "emozioni" credo, si quelle emozioni che urlano nel cuore, facendo vagare la eco ovunque, perchè dopo averle provate non riesco proprio ad accontentarmi dei palliativi che incontro sulla strada della loro spasmodica ricerca.

De Memoria
(Mi è balenato in testa un ricordo della seconda superiore, una scena bella, serena e felice, una scena recitata  con persone che ormai mi hanno buttata fuori dalla loro vita e giuro che non ho ancora capito bene il perchè. Mi bastano due parole dette male al cambio dell'ora o alla fermata dell'autobus, prive di qualsiasi interesse e gentilezza per farmi credere che non tutto si è spento. Lo so, sono la solita ingenua. Mi è tornata addosso un po’ di nostalgia perchè reputo brutto e stupido perdere delle persone per niente, perchè per me è, e sempre rimarrà un niente, ed è proprio questo niente che mi fa pensare...)

 

De Me

C’è una domanda, una tra le tante, che in questo periodo mi martella la mente in modo particolarmente insistente, una domanda che nei miei momenti catatonici si ripresenta come un ritornello suonato a ripetizione  continua e vorticosa: “e se davvero avessi congelato il mio cuore?”


Poi mi saltano in mente quelle considerazioni sull’utilità e sull’ordine della mia vita: cambierebbe qualcosa se non esistessi? A volte credo proprio di essere “un brufolo sul culo del mondo”, completamente ininfluente sullo scorrere degli eventi; però poi penso a quelle strutture ad arco fatte di mattoni, che se ne togli uno cade tutto. Questo non mi da la superbia di incidere così tanto sulla vita delle persone che incontro, è semplicemente un essere una parte fondamentalmente infinitesimale del senso Globale.

“Perché la solitudine, che non sorride mai, diventa l’abitudine e non la scelta che tu fai”. Ecco un’altra quotation sulla quale mi arrovello labirinticamente. Mi sono talmente abituata a bastarmi che ho l’illusione di bastarmi davvero.

 

De Amore
Vorrei incontrare una vedova risposata per chiedere se è davvero possibile provare una seconda volta gli stessi grandi sentimenti provati per una persona che per forza di cose è dovuta uscire dalla sua vita.

 

De Memoria, II

Finalmente sono riuscita a filmare mia zia Regina mentre racconta le sue storie, “storie di una vita incredibile”. Sono contenta, perché mi sembra di aver fissato una parte di lei e mi sento più sicura. So che quelle staranno lì, immobili, anche quando lei non ci sarà più e potrò rivedere nei suoi occhi verdi e stanchi quello scintillio di una gioventù passata che ritorna alla mente e rivive nei gesti, nel vibrare emozionato della voce.
Io credo tantissimo nell’importanza del passato e del non dimenticare, forse anche troppo. Credo che non ci sia niente di più sbagliato del lasciarsi scorrere gli eventi tra le mani perché sono tutti mattoni per costruire una vita.

 

Marta

March 23

Mi capita di pensare

Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il "crucifige" e così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato...

A volte mi capita di voler tornare indietro e cancellare quegli episodi della mia vita che mi fanno male, anche solo nel ricordarli. Qualche tempo fa, l'unica cosa che volevo era che sparissero, che mi lasciassero in pace, insieme alle mille voci che litigavano nella mia testa, urlando, quando avevo solo bisogno di un silenzio tombale che mi facesse dormire la notte. Ne è valsa la pena? Certo, la consapevolezza innanzi tutto, ma a che prezzo? Ammetto anche io, come Guccini, di essermi sbagliata, di aver inseguito qualcosa che col senno di poi non assomiglia ad un sogno, ed ho anche accettato il consequenziale "crucifige", ho chiesto tempo per dimenticare, per guarire ed ora...

Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d' un cantante:
giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
e un cazzo in culo e accuse d' arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta...

...ed ora sorgono domande sul mio futuro. Spesso mi sembra di aver scelto una strada allo sbando, una via astratta che si basa su strutture extramentali non scientificamente controllabili, e assolutamente precarie, come in fondo lo sono gli esseri umani. Studiare filosofia non mi faciliterà il futuro, lo so, e ogni tanto mi chiedo se sarebbe giusto ascoltare mia madre che tanto si preoccupa per questa mia scelta, e seguire i suoi consigli anzi che il mio cuore.
Poi c'è la scuola di teatro, una proposta piombata nella mia vita all'improvviso che probabilmente accetterò, l'anno prossimo, una volta fuggita dalla vita da liceale che comincia a strami troppo stretta addosso. E qui si apre di nuovo il discorso sulla mia poca fiducia in me stessa; ho paura di non essere all'altezza e di sentirmi fuori posto o comunque mai adatta, come al solito.


Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,

però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso...

Chiedo scusa a chi forse ne ha sempre saputo più di me, a chi mi ha sempre predetto la fine delle cose...ma io ho sempre voluto lottare fino in fondo, e forse anche troppo per portare avanti situazioni nelle quali era ridicolo perseverare. Però si impara, sbattendo la faccia, e rovinandosela anche, contro muri insormontabili di illusioni, si impara piano piano a conoscere la vita e tutto quel che ne consegue.


Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare,

godo molto di più nell' ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare...
se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...

Non è convenite avere le ali, non è conveniente vivere di astrazioni, non è conveniente vivere come vivere come vivo io, alla continua ricerca di un qualcosa di indefinibile che nemmeno so cosa sia e che il mio tempo non mi può dare, non è conveniente affatto. Privilegio e Dannazione, ecco cosa sono le ali (è anche il titolo della mia tesina). E non è un modo per sfuggire alla realtà, non accettando le Cose della vita, è semplicemente un abbattere le barriere del reale e sognare in modo viscerale, scavalcare i preconcetti e i luoghi comuni, distruggere gli schemi mentali pre impostati ed arrivare ad una Propria visone soggettiva del mondo: fare propria l'esistenza, indipendentemente dal fatto che questa sia uguale o diversa, bella o terribile, fare propria la vita vivendola come lo specchio di quello che siamo e non di quello che pensiamo di essere. La morale comune uccide la soggettività delle persone, è il più grande limite che si può imporre alla libertà dell'uomo, e non c'è crimine peggiore al mondo. La morale comune (e mi riferisco tanto agli "uguali per forza" così come ai "diversi per forza"; cit. B. Cariani) non esiste, è solo un palliativo dentro al quale si sguazza per non doversene creare una propria e per non dover trovare il coraggio di dire: "questo lo rifiuto" e "questo lo accetto". 


Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,

io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!


Credo ci sia un bel po’ di gente ad avere una di queste, o tutte queste opinioni su di me, ed hanno ragione. Io, come molti altri, sono un mix letale di queste cose, un esplosione di contraddizioni che continua a modellarsi sulla base di un'ossatura ferrea ben definita, stabile ed immutabile. Ho i miei principi, ho i miei valori ai quali non rinuncerò mai, ma come tutto e tutti, continuo a cambiare e ad evolvermi.

Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!

A volte mi passa per la testa di rinunciare ad alcuni aspetti del mio carattere e della mia personalità per cercare un po’ di requie, ma poi mi rendo conto di non essere disposta a cedere o a raggiungere il compromesso su ciò che dovrei modificare di me per modificare il mio status quo, e questi pensieri sfumano veloci, lasciando il posto alla convinzione pirandelliana della Maschera. 

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni...
Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!

 

E accetto anche le critiche di chi mi dice che la mia vita e quel che diventerò sarà un insieme randomatico di cianfrusaglie astratte, costruite sopra postulati non dimostrabili. Accetto tutto, tenendomi per me quell' amara consapevolezza di possibili fallimenti, uno dietro l'altro. Accetto tutto, accetto il fatto che tanti, magari anche chi non se lo merita, avranno una vita migliore della mia, più serena, più stabile, più concreta e forse, più concretamente producente. Accetto anche chi pensa che il mio modo di vivere sia inutile ed infantile, perchè ognuno ha diritto di pensarla come meglio crede e di prendere le distanze dal mio modo di intendere il Mondo.

Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!


(L'avvelenata, Francesco Guccini)

E non ho niente da aggiungere a quest'ultima strofa.

Marta.

funambolo

 


March 12

Le fabuleux destin d'Amélie Poulain

 

Amelie e Nino

Amelie e Nino, da: Il favoloso mondo di Amelie

"Amelie si rifugia in un mondo da lei inventato; in questo mondo i dischi di vineile sono preparati come delle crepes e la moglie del vicino, in coma da mesi, in realtà ha scelto di esaurire in una volta tutte le sue ore di sonno".

Avevo già citato questa frase in uno dei miei primi interventi sul blog, ma avevo voglia di tenerla fresca nella momoria. Guardare questo film fa sempre uno strano effetto; è un misto tra nostalgia per la mia Storia passata e tra la speranza di una nuova che mi rapisca completamente. Guardare questo film mi fa un male bastardo, ma mi serve come trampolino di lancio per crederci ancora. Guardare questo film mi fa viaggiare con la fantasia più del solito, mi fa scrivere sempre riflessioni nuove e mi riaccende quella voglia di sentimenti spasmodica che ogni tanto si affievolisce nel ripetitivo e cadenziale ritmo delle giornate. Guardare questo film mi fa pensare a come io mi rapporto con la realtà, e qui si apre un capitolo pieno di contraddizioni che potrebbe non chiudersi mai. Guardare questo film mi fa chiedere se ha senso essere come sono, e si ricollega alle domande che mi sto ponendo ultimamente.

Guardare questo film mi fa pensare alle storie d'amore, giuste o sbagliate che esse siano. Il mio cuore ha battutto al ritmo di quello di un'altra persona, ma ora è fermo, pronto a cambiare melodia. Su questo ritmo ho vissuto una storia che potrebbe essere paragonata al gioco della sedia, nel quale si è in attesa dello stop della musica per scoprire se si è ancora in gioco o se si è eliminati. E' stata decisamente una storia sbagliata. Ora voglio giocare a Twister, dove se si cade, si cade insieme.

Marta

March 05

Di sera, quando è tardi



...la favola bella
che
ieri
m'illuse, che oggi t'illude...
 
 
 
January 21

Mare mosso

mare mosso

Mare mosso, ma cielo sereno. Tante idee da riordinare, ma consapevolezza di poterlo fare.
Va tutto bene, o meglio, va tutto meglio del previsto.

Marta
January 19

Camminando per strada, seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino.

Stasera stavo andando agli allenamenti (veramente stavo tornando dalla palestra di Ospiate a quella di Bollate perchè mi sono accorta che oggi non è Martedì ma Venerdì solo dopo essere arrivata a destinazione), ero da sola, era praticamente buio e c'era un pò di vento. Stavo camminando quando, guardando a terra, ho visto qualcosa che scintillava e si muoveva ed ho sentito un campanello trillare. Il mio primo pensiero è stato: "quella è una fata!!", ma poi ho realizzato con tristezza che era un semplice mozzicone di sigaretta ancora acceso che rotolava per terra, ed il rumore che ricordava quello di Campanellino, altro non era che uno di quei sonagli che si appendono alle porte dei negozi.
In realtà questo episodio non ha un grande senso ed un grande valore, però mi è piaciuto aver pensato ancora, nonostante i miei diciotto anni compiuti, "quella è una fata". Dopo che mi sono resa conto di quello che avevo visto, mi è subito venuto in mente il Musical di Peter Pan che sono andata a vedere con due persone davvero stupende e gialle, in occasione della vincita del premio per le cosce più grosse d'Italia. Ho rivisto dentro di me la prima scena nella quale Peter è apparso sul palco: volava, ed io non mi vergogno ad ammettere che mi sono commossa e mi è scesa una lacrima (prontamente asciugata e nascosta da una risata emozionata). Era accompagnato dalla lucina verde della sua fatina ed usava la polvere magica, stessa polvere che nel suo volo sul pubblico ha fatto cadere dall'alto. Una volta tornata a casa, quel giorno, ho scritto una lettera alla Me del futuro che ora riporto:

Sai qual' è il punto, Marta del futuro? Il punto è che tu alle fate ci credi davvero, e non smetterai mai di farlo. Magari adesso hai trent' anni, sei sposata ed hai dei figli bellissimi che hanno gli occhi di tuo marito; magari sei una professoressa di filosofia ed il tuo racconto, quello che hai cominciato ascrivere a diciassette anni ha preso vita... ma tu alle fate ci credi ancora, vero? Ci credi, ci credi per forza perchè Peter Pan è dentro di te e ci resterà sempre.
Magari starai sorridendo nel leggere queste parole, e forse ti cadranno un paio di lacrime, ma continua a crederci perchè l'hai visto volare e, in quel teatro, il nove Dicembre 2007, hai urlato a squarcia gola, agitando una bacchetta magica: "IO CREDO NELLE FATE, LO GIURO, LO GIURO" 
 
Citava più o meno così.
Il punto della digressione è questo: non mi interessa cosa effettivamente ho visto stasera, non mi importa davvero niente. Quello che conta è stato quello che ho pensato, il barlume di speranza che ho sentito sobbalzare nello stomaco, gli occhi stupiti ed il mezzo sorriso che mi si accenna raramente sull'angolo destro della bocca. Quello che conta è il poster regalatomi dalla mia compagna di banco, appeso all'armadio di camera mia che dice "I believe in fairies", affiancato da altre immagini rappresentati queste creature; quello che conta è riuscire a credere in qualcosa che vada al di là di ciò che vediamo tutti i giorni, quello che conta è avere dei sogni propri, crederci davvero e distruggersi la faccia mille volte, e cento volte ancora per vederli realizzati davanti ai propri occhi (alla fine, le fate mi piacciono così tanto perchè per me rappresentano i sogni, il giallo, e tutto ciò che ne consegue). Quello che conta è che io lo ripeto ancora:
 
IO CREDO NELLE FATE, LO GIURO, LO GIURO!

Marta

peter-pan
January 15

Qualche parola scritta male

Ve bene così ora, va bene per davvero. Forse per la prima volta dopo mesi mi posso dire tranquilla. Sono serena, per quanto i miei standard me lo consentano, sono serena e ho una gran voglia di stare vicino a chi ne ha davvero bisogno, ho voglia di fare, scoprire e conoscere.
Ho voglia di cominciare il corso per andare in missione in Africa quest'estate; che sogno, in mezzo a tutti quei bimbi con gli occhi giganti, un sorriso stupendo e, come dice Marty-nuvola, con i pancioni giganti. Che sogno davvero, un mese in mezzo ad un'altra realtà, così diversa da quella che siamo abituati a vivere. Sono sicura che andare li è "il partire" che stavo cercando da tempo, un partire per poi tornare, un partire che non porterà con se la voglia di tornare, ma la consapevolezza e la valorizzazione del mondo che lascio qui, del il mio futuro tra i banchi delle aule universitarie di Filosofia, della mia famiglia e dei miei amici, anche se questo vuol dire sopportare "il tedio morte di vivere in provincia".
I miei amici, ho voglia anche di vivere il più possibile con loro, di conoscerli meglio e di consolidare quello che si sta creando, perchè è una di quelle novità a cui tengo davvero tanto.
Ho voglia di finire la scuola (perchè davvero non se ne può più), ho voglia di andare in gita a Madrid con la mia classe, in particolare con cinque (in realtà sarebbero sei, ma sua maestà Camilla ha deciso di snobbarci e di non venire) persone, perchè quello che si è creato con loro è qualcosa di davvero bellissimo. Sono loro che mi rendono le sei ore passate seduta sulla sedia, bevendo decisamente troppi caffè, non solo sopportabili, ma anche divertenti. E così questi ultimi mesi di scuola trascorrono tra rimproveri, pianti, ascolti, fazzoletti, spiegazioni dell'ultimo secondo prima delle interrogazioni, alter-ego che si impossessano di noi (citiamo qui: Elmut, James, Giuggi, Sigmund, Facciabella e Ovvove), magnamagna per le verifiche, isterie, risate, barzellette e tensioni.
Ho voglia che torni in Sole, ho voglia di primavera, ho voglia di tornare all'albero e di girare in bicicletta senza farmi diventare le mani cianotiche; ho voglia di smettere di giocare a basket, ho voglia di cominciare a fare palestra e di cambiamenti.

Marta, una normale ragazza di provincia, con tanti sogni e tante speranze.

 

January 13

La canzone della triste rinuncia

E’ impressionante come riesca sempre a trovare la canzone giusta per esprimere i miei pensieri. Questa volta ne ho scelta una, l’ennesima, di Guccini. “La rinuncia triste” chi mi conosce sa a cosa alludo.
Chiedo scusa per il male che ho fatto alle persone, chiedo scusa per questo post, per le parole (spesso inutili), per avere la testa che ho, "per lasciar sempre che i miei pensieri scelgano per me".

 

LA CANZONE DELLA TRISTE RINUNCIA - Francesco Guccini

 

Le luci dentro al buio sono andate via e l' allegria comprata è già sparita,
il giorno dopo è sempre la malinconia che spezza la magia di un' altra vita.

La forza che ti lega è grande più di te, l' anello al collo si stringe sempre più:
non dare più la colpa al mondo o a lei per la rinuncia triste a quello che non sei...

Lo sai cosa vuol dire stare giorni interi a buttar via nel niente solo il niente;
fai mille cose, ma sono sempre i tuoi pensieri che scelgono per te diversamente.

Son stanco d' aver detto le cose che dirò, di aver già fatto le cose che farò,
ma è tardi, troppo tardi, piangere ormai sulla rinuncia triste a quello che non fai...

Credevo l' incertezza possibilità e il dubbio assiduo l' unica ragione,
ma quali scelte hai fatto in piena libertà: ti muovi sempre dentro a una prigione...

Non è la luce o il buio né l' ero ed il sarò, non è il coraggio che ti fa dir "vivrò",
è solo un' altra scusa che usare vuoi per la rinuncia triste a quello che non puoi...

Non voglio prender niente se non so di dare, io e chissà chi decidono ciò che posso,
non ho la voglia o la forza per poter cambiare me stesso e il mondo che mi vive addosso...

E forse sto morendo e non lo so capire o l' ho capito e non lo voglio dire,
rimangono le cose senza falso o vero, e la rinuncia triste a quello che io ero...

 

Marta

January 04

Giorni che sanno di Sambuca

Sono a casa, e dopo una settimana durante la quale la mia mente non era mai lucida, sono completamente sobria; i miei capelli sono tornati ad essere lisci come al solito ed il mio umore si sta ingrigendo nuovamente, per essere intonato col colore del cielo. Nevicava lassù, e la montagna era ancora più silenziosa del solito, avvolta e resa magica dal bianco. La neve… qualcuno un giorno mi ha detto che la neve cambia le persone e che fa fare loro cose che mai avrebbe fatto, come correre in mutande in strada ed urlare: “Nevica! Nevica!”; o più semplicemente fa passare una serata a distorcere i colori del mondo ed il mondo stesso, rendendolo la magnifica allucinazione sempre sognata. Forse è vero, durante questi giorni ho fatto cose che mai avrei pensato possibili, mi sembrava di vivere su un binario parallelo rispetto alla mia vita, in un’altra dimensione, in un’altra realtà. Però non è stato solo per via della neve, è stato anche merito dell’atmosfera assurda che si è creata in quella piccola casa, di quel piccolo paese sperduto, tra quelle piccole dieci persone.
Sono stati giorni fantastici, dei quali non ricordo tutto ma ricordo l’importante. Ricordo di aver conosciuto delle persone straordinarie, capaci di essere le meno serie e le più intelligenti allo stesso tempo. Ricordo le cadute sui pattini, le scommesse, le tabelle, le canzoni, i film ( Kill Bill vol. 1 e 2 in particolare) le condizioni del tavolo alla mattina ed i nostri occhi scoraggiati guardandolo; ricordo i piatti infiniti, i bicchieri che non bastavano mai, così come le tazzine da caffè. Ricordo le notti in posizioni improponibili ed i risvegli con la schiena distrutta, la pastasciutta con i gamberetti, le chiacchierate di un’ora sul balcone, i dadi del poker e tutte le bottiglie di vetro vuote che abbiamo buttato via l’ultima mattina. Ricordo i discorsi non-sens su Pesotino o Petosino, su Pingu ed i pinguini senegalesi in generale, l’accento veneto, quello bergamasco, le bestemmie ed il narghilè sempre acceso.
Ringrazio per questo, ringrazio tutti voi, perché in un modo o nell’altro, mi avete lasciato qualcosa da attaccare sul mio album dei ricordi.
Grazie Ale, per i tuoi sguardi severi ed affettuosi, per i tuoi sorrisi, il tuo modo di ridere, le tue lacrime e la vodka.
Grazie Fra, per le braccia sempre pronte ad abbracciare, per aver lavato il novanta per cento dei piatti utilizzati, per i tuoi occhi che cambiano colore e per esserti fermata su con me a pulire.
Grazie Bersy. Perché forse questi giorni sono stati il pretesto perfetto per ricominciare da dove avevamo rotto.
Grazie Bruzzi, perché, nonostante tutti i disastri che hai combinato ed il casino che hai fatto sei un personaggio, meritevole di rispetto.
Grazie Max, per aver dormito due notti sulla panca di legno ed una nel letto con il Fra.
Grazie Fra, per la chiacchierata di un’ora sul balcone, per via della quale abbiamo perso l’uso dei piedi.
Grazie Simo, per aver bevuto come uno stronzo e perché con la mia giacca da neve stavi troppo bene.
Grazie Dono, perché sei tu, perché sei stato il mio  primo compagno di banco e mi piace ricordarti così, perché ti voglio bene, nonostante tu sia un vecchio col mal di schiena.

Grazie Paolo, per quei due occhi azzurro-ghiaccio così sinceri e buoni, per tutte le volte che mi hai detto “grazie” e “scusa”, per gli abbracci, per le tue cazzo di battute che facevano ridere solo l’Ale, per esserti scottato le dita col fornetto e per tutto il resto, tu sai cosa.
Sono stati dei giorni davvero belli, scritti sull’imprecisione sbiadita dell’alcool. In particolare, quello che mi rimane sulle labbra è il sapore della sambuca. Se chiudo gli occhi riesco ancora a sentire il suo profumo e mi balenano nella mente i ricordi astratti, forti, profumati, alcolici e buoni di questi giorni folli, giorni che sanno di sambuca.
Vi voglio davvero bene.

Marta

December 22

Una foto, un ricordo

Vedi cara, è difficile parlare, è difficile spiegare, dei fantasmi di una mente.
Questa foto mi fa pensare al passato, ed oggi ci sto pensando tanto.

"Vedi cara, è difficile parlare, è difficile spiegare, dei fantasmi di una mente"

Sto pensando ai cambiamenti, al fatto che questo è l'ultimo anno di scuola, a com'ero diversa un anno fa, come lo sono da ieri e come lo sarò tra un anno.
Torna un pò di quella vecchia malinconia dalla quale pensavo di essere guarita. Torna anche la stanchezza, tornano le novità, rincorro ancora pensieri conctraddittori. Com'è ripetitivo lo scorrere degli eventi, ma il bello è che ancora me ne stupisco, almeno questo.

Marta
December 03

Respirare vento

Ormai è passato un pò di tempo da quando ho scritto l'ultimo intervento. Mi è passata la voglia di avere un blog, mi è passata la voglia di aggiornarlo. Voglio solo scrivere per me e voglio anche finire quella specie di forma primordiale di un racconto che ho cominciato.
Forse è perchè ultimamente sono presa da iniziative, impegni e progetti che mi riempiono la giornata e la testa. Forse è perchè mi piacerebbe chiudermi per un pò di tempo in una bolla, in silenzio, lontana dalla frenesia e dal mio compleanno; o forse perchè non voglio parlare più dei miei stati d'animo, e soprattutto della loro causa scatenante. Si, ecco, credo sia questo sopra ogni cosa: lasciar perdere ogni cosa, lasciar perdere tutto e sciogliere il ghiaccio nel quale ho cristallizato la mia vita sentimentale e non.
Mi affido al vento di Scirocco serale, alle novità che vorrei passassero veloci, leggere e tiepide a scaldarmi il cuore; vorrei delle novità, perchè sarei pronta a farmi portare via, adesso si, adesso lo sarei.
Marta
scirocco
November 02

Quello strano e splendido filo conduttore

Non mi capita spesso di sentirmi fiera di quello che faccio, di come mi comporto, non sono quasi mai soddisfatta di quello che sono e di quello che ho. Sono sempre alla spasmodica ricerca di un modo per "ingannare il tempo", nel verso senso della parola, perchè il "dolce far nulla" sta diventatndo pesante da sostenere.
In queste ultime settimane le cose sono andate diversamente, e tutto questo grazie allo spettacolo, il primo della nostra neo-compagnia teatrale. Tutt i pomeriggi uscivo di casa, consapevole di non rivederla prima delle undici, stanca a tal punto da voler solo chiudere gli occhi, addormentandomi tra le mie lenzuola gialle. Tutti i pomeriggi col mio pupazzo alla mano, recitare la mia parte mettendoci tutto l'impegno di una dilettante nemmeno troppo brava. Tutti i pomeriggi passati così, tra risate, pasta alla zuccha, sugo al basilico e tonno, tra persone di un colore così forte da non crederci.
Io non lo so, non ho ancora capito cosa sia, ma so che poche cose ho provato in vita mia più forti di questo entusiasmo esplosivo, che cambia le giornate e le rende migliori. Non so davvero cosa leghi tutto questo, ma penso sia la  sensazione migliore che mi sia capitata da qui a qualche mese, e ringrazio per questo, perchè avevo bisogno di un sorriso. La verità è che mi sento partecipe di un'impresa straordinaria, una di quelle avventure senza precedenti, come quelle dei miei amati piarti; avevo bisogno di inseguire qualcosa fuori da me stessa, avevo bisogno di riposare la mia testa su un cuscino di sogni diversi.
So di farmi coinvolegere sempre troppo dalle situazioni e dalle persone, so di investire tempo, attenzioni, sentimenti, fiducia e speranze in abbondanza, ma sono così fiera, soddisfatta di noi, di quello che abbiamo tirato fuori, di quello che abbiamo dimostrato, perchè essere persone con tanto dentro non è facile, non lo è mai, ma indubbiamente più vero, più bello e più giallo.
E quindi grazie, grazie davvero a voi, che avete saputo far uscire una parte di me che nemmeno sapevo di avere.
Voglio dedicarvi questa canzone.

E un' altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo, forse perchè son vivo
e voglio in questo modo dire "sono"
o forse perchè è un modo pure questo per non andare a letto
o forse perchè ancora c'è da bere
e mi riempio il bicchiere..

E l' eco si è smorzato appena
delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici
in cui ciascuno chiude la sua pena,
in cui ciascuno non è come adesso da solo con sé stesso
a dir "Dove ho mancato, dov'è stato?",
a dir "Dove ho sbagliato?"

Eppure fa piacere a sera
andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie,
e due canzoni fatte alla leggera
in cui gridando celi il desiderio che sian presi sul serio
il fatto che sei triste o che t'annoi
e tutti i dubbi tuoi...

Ma i moralisti han chiuso i bar
e le morali han chiuso i vostri cuori e spento i vostri ardori:
è bello ritornar "normalità",
è facile tornare con le tante stanche pecore bianche!
Scusate, non mi lego a questa schiera:
morrò pecora nera!

Saranno cose già sentite
o scritte sopra un metro un po' stantìo, ma intanto questo è mio
e poi, voi queste cose non le dite,
poi certo per chi non è abituato pensare è sconsigliato,
poi è bene essere un poco diffidente
per chi è un po' differente...

Ma adesso avete voi il potere,
adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia,
gli dei, i comandamenti ed il dovere,
purtroppo, non so come, siete in tanti e molti qui davanti
ignorano quel tarlo mai sincero
che chiamano "Pensiero"...

Però non siate preoccupati,
noi siamo gente che finisce male: galera od ospedale!
Gli anarchici li han sempre bastonati
e il libertario è sempre controllato dal clero, dallo Stato:
non scampa, fra chi veste da parata,
chi veste una risata...

O forse non è qui il problema
e ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi
e ognuno costruisce il suo sistema
di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali,
scordando che poi infine tutti avremo
due metri di terreno...

E un' altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo, forse perchè son vivo
o forse per sentirmi meno solo
o forse perchè a notte vivon strani fantasmi e sogni vani
che danno quell' ipocondria ben nota,
poi... la bottiglia è vuota..

Canzone di notte n° 2, Francesco Guccini


Marta

 
Photo 1 of 93